Non ho mai avuto figli, non sono mai rimasta incinta e forse non ho nemmeno mai pensato seriamente di averne. Forse perché ci sono persone che nascono per essere genitori e altre che invece non sono proprio portate. L’idea di alzarsi un’ora prima la mattina per preparare il necessario per il proprio pargolo non è per tutti così esaltante. Egoismo? Sì, forse, o forse più semplicemente onestà intellettuale: ammettere semplicemente di non esserne all’altezza. Ecco, non credo di essere all’altezza di accudire e crescere un bambino.
Però, eh sì c’è un però, amo, anzi adoro i miei tre nipoti. Per loro mi butterei nel fuoco, ho fatto il possibile per renderli felici e sono morta dentro quando hanno passato momenti difficili. Ogni loro sorriso è un’iniezione in vena di endorfine, ogni bacio un sussulto del cuore, ogni risata fatta assieme un momento scolpito a fuoco nella mia mente.
Ricordo come se fosse ieri quando, diciotto anni fa, la mia nipotina più grande, alla domanda “vuoi bene alla zia” rispose semplicemente abbracciandomi con tutta la forza che aveva e affossando il suo bel faccino nella mia spalla.
O quando sua sorella disse zia per la prima volta o la volta in cui suo fratello mi chiamò dicendo che aveva messo la mantellina gialla che gli avevo regalato per il primo giorno di scuola.
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Parlando con una collega che è da poco diventata mamma e zia, entrambe consideravamo che l’amore per i nipoti è naturalmente diverso da quello di un genitore, ma non per questo meno profondo. Come dicevamo, quando si diventa zii si sente qualcosa dentro, una sorta di responsabilità improvvisa verso questi esserini che un po’ ti assomigliano, ma sono comunque la fotocopia di mamma e papà.
E che dire della capacità di camminare sempre su un filo? Infatti è esattamente quel che vuol dire aiutare a crescerli senza però intromettersi troppo nel lavoro dei genitori. Riuscire a dare il proprio contributo, cercando anche di mettere qualche buona idea, ma senza prenderne gli onori. E’ un po’ come gli attori che vincono l’oscar come non protagonisti: fare benissimo il proprio lavoro, senza però essere ricordati dal grande pubblico. Ma provate a guardare un film senza le parti di contorno: la storia non avrebbe senso!
E allora sei lì che dai consigli, ti rotoli sul pavimento in giochi assurdi, concedi la tua spalla per farli piangere mentre cerchi di consigliarli e consolarli quando sono giù. Sapendo che comunque, al momento dei riconoscimenti, ci si metterà in seconda linea ad aspettare il proprio bacio dopo gli altri.
Ma di sicuro non si smetterà mai di correre e di fare i salti mortali per quelle piccole canaglie, che catturano il cuore nel momento esatto in cui le hai prese tra le braccia per la prima volta. E questo perché, nonostante l’istinto materno non sia un accessorio di serie, quello di viziare, curare e far divertire i propri nipoti è innato in tutti noi!

