Il libro di Luigi Garlando su Giovanni Falcone

Non credo serva ancora parlare di questo libro dopo vent’anni. L’argomento è chiaro e sviscerato, ormai: Giovanni Falcone.

E infatti, quando ho scelto di leggerlo, credevo che avrei trovato solo notizie ahimè note. Ma non è stato così. Non mi riferisco ad aneddoti di gioventù su Giovanni Falcone, bensì…

Indovina dove sono?

A ogni pagina sentivo il consueto alternarsi di emozioni, di rabbia, di disgusto. Un po’ come se stessi leggendo una storia nuova. A ogni avvenimento o decisione di Giovanni Falcone mi scattava il pensiero “Dai che ce la fai. Dai che stavolta vinci tu”.

Pensiero ingenuo, lo so. Ma spontaneo. Ogni volta che succedeva qualcosa, mi convincevo che le cose sarebbero andate in modo diverso. Ma, tempo un secondo e il pensiero rinsaviva.

Tuttavia, un breve passaggio verso la fine del libro ha fatto breccia, involandosi in ragionamenti nuovi.

“Indovina dove sono? In un supermercato.” Non l’avevo mai sentito così felice. Per lui la felicità era poter andare a far la spesa al supermercato […] dopo tutti gli anni passati a Palermo, blindato in casa e in ufficio.

Blindato in casa e in ufficio. Quante volte sentiamo parlare di qualcuno che è sotto scorta, solo casa e lavoro. Libero di fare niente.

Non l’avevo mai sentito così felice

E proprio questo mi ha fatto riflettere. E’ un pensiero che non mi aveva mai sfiorato granché, finora. Poi ho rivisto tutti noi durante la pandemia, soprattutto il primo lockdown. Tutti (o quasi) rinchiusi in casa per settimane. Tutti ligi (o quasi) nel rispetto delle regole imposte dall’emergenza sanitaria. Quei “quasi” si sono opposti per le più svariate ragioni, giuste o sbagliate non ha importanza.

E ora mi dico, quei “quasi” hanno fatto fatica per un tempo molto limitato. Ma Giovanni Falcone prima e tutti gli altri nella stessa situazione ancora adesso, non fanno fatica?

Io me lo ricordo bene il primo giorno in cui ci è stato permesso uscire di casa oltre i 500 metri dall’abitazione. Ho fatto una camminata infinita. E ho respirato aria di libertà. Quei campi così anonimi fino a qualche mese prima ora mi sembravano i più belli del mondo. Perché avevano spezzato le catene che mi chiudevano in casa.

Quindi, posso solo intuire la sua felicità di girare liberamente in un supermercato, cosa vietata per colpa di delinquenti che minano la sua vita. Lui e molti altri hanno sopportato e sopportano questo per liberarci da catene molto più pesanti.

Che ogni loro sacrificio, anche il più piccolo, non resti vano…

Per questo mi chiamo Giovanni, BUR, 2022, pagine 158, € 12,00

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