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Da un po’ di tempo ci piace l’idea di passeggiare in città con il naso all’insù.
Forse può sembrare scomodo, pericoloso o quanto meno insulso. Forse…


In realtà in questo modo abbiamo scoperto e stiamo riscoprendo angoli sconosciuti o mai notati prima. Ho pertanto deciso di proporre il nostro “a spasso per Milano” in una normalissima domenica. 

Tutto ha inizio quando, sulla M2 Verde in partenza dal parcheggio di Famagosta (ottimo punto di riferimento per chi, come me, è imbranato con la macchina per Milano) stabiliamo come fermata la MOSCOVA. 
Perché MOSCOVA? Che ci sarà mai da vedere lì? Nulla. 
Appunto. 
Questo apparente nulla è il nostro punto di partenza perfetto.
Via, si parte. Via della Moscova verso Via S. Marco. Proseguiamo a sinistra in Via S. Marco fino all’angolo con Via Castelfidardo.
Stop !!
Cosa c’è di più intrigante di un’insegna di questo tipo che appare all’improvviso svoltato l’angolo?



Tutto d’un tratto si sente nella mente il suono di una fisarmonica che ci strappa da Milano per teletrasportarci a Parigi di fronte a vetrine della “Belle Epoque“. E si rimane incantati! Pochi splendidi metri, tre vetrine, un altro mondo…



Dopo questo momento sognante, si riparte. Giriamo a zonzo, ma nemmeno poi tanto. Abbiamo una destinazione e passo dopo passo, senza fretta, la raggiungeremo.
Si prosegue per Via Castelfidardo fino ai Bastioni di Porta Nuova. Da qui giriamo a destra in Corso di Porta Nuova, direzione Avanti Tutta.

Camminiamo per due isolati fino a incrociare Via Fatebenefratelli, in cui svoltiamo. Fatti pochi passi ci accorgiamo di esser di fronte alla Polizia di Stato-Questura di Milano. A colpirci questa volta è una lapide commemorativa che si trova proprio all’ingresso della Questura.
Quattro nomi e una data. Il tutto sconosciuto a noi. Però un pensiero corre a congetturare: primi anni Settanta, quattro morti, Questura… saranno state le Brigate Rosse.
Bella ipotesi quanto infondata. Se siete curiosi come noi vi consigliamo questo link: Strage alla Questura di Milano, altrimenti seguiteci nel proseguimento della nostra passeggiata.

Pochi metri dopo questa tappa imbocchiamo sulla destra Via dei Giardini.
Un nome, una garanzia.




Non potevamo non immortalare questo angolo di fine 700 che ci è apparso dall’angolo di un palazzo, lasciandoci a bocca aperta. E poi c’è chi dice che Milano non è verde!
Ci ha incuriosite la struttura del giardino, non particolarmente grande, tipicamente all’inglese e molto curato. Viene voglia di ritornarci in primavera inoltrata per vedere gli alberi con foglie e fiori e l’erba ringiovanita.
Ma non possiamo mica finire il nostro cammino qui. E così ripartiamo.
Forse ora la nostra destinazione, quasi ovvia, sta diventando palese: vogliamo andare in Duomo.
Perciò ci affacciamo in Via Manzoni, che seguiamo fino alla Scala.
Vuoi la giornata bella, vuoi che forse è normale per Milano, ci ritroviamo sommerse e immerse nella folla multinazionale. Chi scatta foto. Chi è in coda per il museo. Chi semplicemente si guarda intorno.
Chi, come noi, arranca in Galleria Vittorio Emanuele II verso il Duomo.
Come non ammirare per l’ennesima volta la cupola centrale che svetta sulle nostre teste!
Ennesima volta sì, ma non mi ero mai fermata a osservare con attenzione le lunette. Giro su me stessa come una bambina stupita, cercando di carpirne il significato a me, che milanese non sono, del tutto ignoto. Parliamo, discutiamo e deduciamo, seppur in parte.
Anche stavolta abbiamo trovato la risposta e la condividiamo con i più curiosi: Le lunette della Galleria.

E finalmente Piazza del Duomo si intravede all’orizzonte. La raggiungiamo quasi sgomitando ma intrepide verso la meta. Sbuchiamo dalla Galleria.
Ci siamo. Il Duomo sulla sinistra. La piazza affollata. E poi loro! Eccole! Le palme!





Così discusse e così criticate. Così apprezzate e così difese. Loro, novello esotismo di un ricordo passato ottocentesco. 
Non potevamo resistere alla tentazione di andare, anche noi, a vedere queste benedette palme di cui non si fa che parlare da settimane. Ah, la curiosità è femmina.
Certo, viste le parole infinite dovevamo appurare di persona. 
E francamente, detto tra noi, la vista della piazza con le palme non ci disturba affatto. Anzi. Dalla foto, così come da altre mille foto, gli alberi potrebbero sembrare altissimi e quindi disturbatori dell’orizzonte verso il Duomo. Falso! Guardate…



Questa foto è stata scattata in Via dei Mercanti, a pochi metri da Piazza del Duomo. Il Duomo, appunto, è sulla sinistra. E le palme? Ci sono. Non le vedete? Infatti si intravedono appena senza togliere nulla alla maestosità del Duomo. Ora, di certo ognuno ha i propri gusti… Di certo però è sempre meglio appurare di persona la veridicità di certe affermazioni. Certo, può piacere o non piacere… “A noi ci piace”.

E dopo tanti passi non poteva non venirci una fame da lupi. Dove mangiare…
In un bar? Da Mc Donald? Luini? No, Luini forse è chiuso. Trovato! In Galleria. In Galleria? Ma siamo impazzite? Sì.




Questo posticino ci attira non poco. Sarà carissimo. E magari sarà la solita solfa di cibo normale e strapagato. Sarà… ma ci andiamo lo stesso. E quello che ci aspetta è assolutamente spaziale.


Ci angustiamo nella scelta. Questo o quello? E cadiamo su un trancio di pizza che ci conquista con il suo aspetto appetitoso e il suo sapore delizioso. L’impasto (come si può vedere) è perfetto. Gli ingredienti di ottima qualità. E la fame trova il giusto conforto. Tutto questo senza un costo esorbitante, come ci si potrebbe aspettare vista l’ubicazione. 
Ah! Non dimentichiamo la cuccumaHo scoperto anch’io il piacere di bere un ottimo caffè napoletano nel profondo nord. E tutto questo buttando l’occhio alla gente che passeggia in Galleria. 

Rifocillate ma non stanche, decidiamo di fare ancora due passi fino al Castello Sforzesco. E certo, tempo che ci arriviamo si son fatte le quattro del pomeriggio. E scatta l’ora x dell’entrata gratuita nei musei del Castello.
Sia mai che ci facciamo scappare un po’ di cultura a fine giornata. Giusto per digerire meglio.
E…  Ta-Dà !


         
                               



Come non smarrirsi nella Pinacoteca del Castello con la certezza di ammirare tra i vari capolavori un Canaletto o un Tintoretto. Peccato che il tempo fugga così velocemente. E di sicuro ci perdiamo delle opere che necessiterebbero ben più di una veloce occhiata. Ciò nonostante cerchiamo di godere di ogni attimo a nostra disposizione fino alla chiusura.
E si chiude anche la nostra passeggiata per Milano, con l’ultima scarpinata verso la fermata di Cadorna. 
Qui possiamo finalmente risalire in metropolitana e tornare verso l’auto che ci attende con aria beffarda e sorniona.

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